Il percorso espositivo
Nelle straordinaria atmosfera d’altri tempi e nelle sale interamente affrescate, il museo multimediale RAÌS, Vi propone suggestivi spunti emozionali a partire dai temi legati al territorio di pianura, alle tradizioni, alle attività artigianali tradizionali, al cibo tipico per finire con il tema del gioco, tradizionale e storico, che da sempre svolge un ruolo importante arricchendo la vita dell’uomo ed accompagnandola in tutte le sue fasi.
La visita al museo Vi coinvolgerà in un viaggio polisensoriale in cui sarete stimolati ad interagire con filmati, fotografie e suoni alla scoperta, da protagonisti, del territorio della pianura bresciana.
Il fiume
La terra
Scrigno di semplici saggezze contadine che rimangono aggrappate come l’erba secca fra i mattoni rossi dei casolari segnati dall’usura e dal tempo o di leggende che riecheggiano nei possenti manieri medioevali e nelle gentilizie dimore dalle sale dipinte.
La riscopri nei paesi l’aria genuina, dove il profumo del latte e del pane fatto in casa resiste ancora nel tessuto d’una vita sana e scandita dallo scorrere delle stagioni. La assapori lungo le ripe del fiume l’armonia con la terra, dove l’ultimo pastore porta in transumanza invernale il suo gregge, sulle aie circondate dalle stalle dove le grandi vacche stanno immobili nell’afa soffocante delle lunghe giornate d’estate o nella nebbia dell’inverno che tutto avvolge e nasconde i segreti di Santa Lucia.
La cascina
Le cascine appaiono maestose con i silos come torri d’un castello, le case coloniche, la colombaia, i fienili con le gelosie di mattoni rossi, le stalle basse di volti. Tra i campi arati o verdi di maggengo e di grano si distendono i viali sterrati contornati dai pioppi cipressini che entrano diritti dai logorati portoni di legno spalancati sulle aie, con il bucato steso, qualche gallina ed il grugnito del maiale.
Si è consumata fra l’aia e i campi la vita, silenziosa come nebbia d’autunno, di generazioni di contadini e di braccianti fatta di storie, di fatiche e di salari magri come la quaresima.
Gallo e Tarello
Dal punto di vista di Gallo è rilevante la logica del profitto, cioè l’individuazione di modalità nella conduzione della terra finalizzate a trarre il massimo guadagno dalla vendita dei prodotti, di conseguenza attraverso una razionalizzazione dei sistemi di coltura. La preoccupazione di Tarello è l’incremento della resa agricola soprattutto attraverso il recupero dei terreni marginali, fino a quel momento non bonificati o dissodati, oppure lasciati a pascolo e alla vegetazione spontanea.
La cucina
Le ricette dei cuochi rinascimentali, grandi innovatori e sperimentatori di sapori, arricchiti da prodotti giunti dal Nuovo Mondo, si discostano notevolmente da quelle della tradizione medievale, che è invece legata ad una visione arcaicamente simbolica del rapporto uomo-animale. Il rinnovamento della cucina italiana moderna avviene grazie all’unione tra cibi nati per la tavola signorile e quelli di estrazione popolare. I sapori “umili” irrompono anche sulla tavola del nobile in campagna, come scriveva Agostino Gallo nelle Giornate dell’agricoltura, mentre le tavole contadine rimarranno per secoli legate a cibi essenziali, semplici frutti della terra.
Nascono nuove ricette, nuovi sapori, una nuova etica dello stare a tavola. La percezione del gusto diventa ricerca del piacere che amalgama l’arte culinaria e la suggestione del luogo, il territorio e la tradizione, il buono e il bello, una consapevolezza che si stacca dalla primordiale esigenza dell’essere sazio per planare nell’emozionalità del gusto.
La bottega
Burattini
Un’anima quei pezzi di legno e di cartapesta ce l’hanno, è una parte di quella dei loro burattinai che per generazioni gli hanno dato vita nelle baracche, i piccoli teatri che scorrazzavano in estate tra le piazze ed i pergolati delle osterie. Cantastorie di pianura che ammaliavano i grandi ed incantavano gli occhi e le bocche spalancate dei bimbi. Poi con le prime nebbie il piccolo teatro si trasferiva al caldo delle stalle nei grandi cascinali a scaldare le sere alle famiglie dei braccianti.
Non c’erano canovacci, sceneggiature, le storie inventate o raccontate mille volte si sono tramandate oralmente, sino ai giorni nostri. Escono ancora oggi dalle gole degli ultimi tenaci burattinai, eredi di un patrimonio teatrale antico.
Giochi da tavolo
Il giro del mondo o il viaggio nella storia portano a scoprire che mai nessun uomo o donna ha rinunciato a ricercarsi un tempo per il gioco.
Ricchi o poveri, aristocratici o borghesi, cittadini o contadini da sempre hanno collezionato tavolieri e pedine per le loro sfide giocose, piene di astuzie, finzioni, allusioni, con trabocchetti logici e prove di memoria.Il gioco è tempo dell’uomo.
Soffitta dei giocattoli
Quando l’interesse per un giocattolo non c’è più finisce in una scatola; poi si allontana dalla memoria e dal cuore della casa. Soÿtte e cantine si riempiono di oggetti che non servono.
Ma quando un nuovo bambino nasce e cresce curioso, e fa domande, e cerca e tocca, gli adulti diventano gelosi; ma anche orgogliosi dei loro ricordi.
Frugare nelle scatole, togliere la polvere ai giocattoli, è come scrivere la storia di ciascuno.
Giochi di strada
Alcuni di questi giochi sono scomparsi o restano patrimonio di alcune associazioni di adulti. Qualcuno è stato nobilitato e si può trovare in confezioni eleganti, in qualche negozio di nicchia.
Sono giochi che potrebbero restituire gli spazi delle città ai giovanissimi. Ma sarebbe già molto che i ragazzi tornassero a insegnarseli, per giocare nei cortili delle scuole, nei giardini o nei loro parchi gioco, troppo spesso pieni solo di altalene e porte per il calcio.